Film


TANGO

Di Carlos Saura, con Miguel Angel Solá (nella parte del regista del musical, claudicante dopo un incidente), Cecilia Narova (la moglie balle-rina che lo lascia), Carlos Rivarola (l'altro, ballerino) e Mía Maestro (ballerina più giovane raccomandata da un mafioso padrone del locale, della quale il regista si innamorerà). Tra finzione e realtà, ogni cosa si ricompone: il pugnale non era poi così minaccioso, e le due donne, in abiti Liberty, ballano tra loro e si baciano sulla bocca. C'è chi dice che Saura avrebbe potuto risparmiarsi certe banalità della storia e dei dialoghi ("Mi sento pieno di energie, giovane dentro", "Suona in maniera incredibile"). Sta di fatto che mai il cinema ha tradotto il ballo in immagini superbe come queste (Antonio Storaro vinse il Gran Premio Cannes 1998), mai come qui si è letto il tango come continua ingerenza del passa-to, memoria storica e memoria soggettiva, fonte di nutrimento. E mai il legame tra il tango e gli emigranti italiani è stato espresso in termini così poderosi: un popolo carico di valigie avanza sull'orizzonte, tra il sole e la luna, con la musica di "Va pensiero". Grandi glorie del passato, guardate con l'occhio ammirato di oggi: Carlos Nebbia danza La Yumba di Pugliese con la giovanissima Beatriz; Juan Copes, in canottiera e cappello, insegna i passi più compadritos (poggiando il piede di fianco affinché la ballerina vi salga come su un gradino); Tita Merello canta una milonga dallo schermo e una ragazza si esercita doppiandola; l'ottantunen-ne Horacio Salgán al pianoforte, a capo del Nuevo Quinteto, interpreta superlativamente il suo tango A fuego lento del 1953, mentre un microfono indiscreto amplifica il suo "tata tara ta ta taritá". In silenzio la sequenza dei torturatori, che coprivano con tanghi a tutto volume le urla dei prigionieri. Il protagonista si vede bambino, seduto in un banco della scuola, col grembiule bianco, e subito l'amata bambina bruna dagli occhia-li e tutti i compagni della classe ballano. Partecipazione straordinaria di Julio Bocca e Juan Luis Galiardo. Numerosissimi tanghi, da Zorro gris di Canaro a Calambre di Piazzolla, e altri originali di Lalo Schifrin, come Tango para percusión e Los inmigrantes, perfettamente amalgamati a quelli del repertorio noto. Il film finisce con una sedia vuota (l'assenza?), e tante sedie vuote (i desaparecidos?). 1998.