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TANGO E DESAPARECIDOS di Meri Lao
Tango e Desaparecidos. Se per tango intendiamo solo un ballo, come generalmente lo si recepisce fuori dall'America Latina, l'accostamento ai Desaparecidos è tabù, lo stridore intollerabile. Se pensiamo al tango come musica, sappiamo che la musica in se stessa non potrebbe occuparsi della fame nel mondo, né della discriminazione razziale, né della pena di morte, né di alcun tema sociale, per grande che sia. Sono le parole, i titoli, le dediche, che portano i significati. La musica è asemantica, il che non vuol dire che sia priva di senso: non ha un significato identificabile. Nel film Tango di Carlos Saura la sequenza dei torturatori si svolge in silenzio, sebbene sia noto che le grida delle vittime erano coperte dalla musica dei tanghi a tutto volume.
Ma il tango è anche letteratura. Canzoniere, magazzino di citazioni, registro di certe costanti esistenziali, tracce di un filosofare e di un sentire popolare che si sono sedimentate nell'arco di un secolo. Tema principe, il passato che torna, il terrore dell'avvenire, la presenza ossessiva degli assenti. Non siamo semplicistici: nel lamento dell'uomo abbandonato dalla donna (o nel "lamento del cornuto", come definiscono il tango i fratelli più solari dei Caraibi) dobbiamo vedere simbolicamente il mondo esterno che tradisce o cambia, la privazione, l'espoliazione di un bene o di un vantaggio a cui si aveva diritto.
Ogni cosa si cristallizza nell'immagine dell'abbandono, della gioventù perduta, di coloro che non ci sono più. Ci si sente insicuri, soli, senza più segni di appartenenza. Ciò può indurre a rifugiarsi nei tempi andati con tale esclusione da farne l'unica realtà. Siccome il ricordo accerchia, non dà requie, e si ricorre alle droghe e all'alcol per dimenticare. In molti tanghi c'è persino l'incitamento al suicidio, come fuga o sonno liberatorio. È questo un culto di alta drammaticità dove l'uomo si dibatte tra la memoria e l'oblio. Un culto che può anche non convincere più, ma che ha messo radici nella cultura rioplatense.
I testi parlano:
Domani, che importanza ha?
Tutta la mia vita è ieri,
il passato mi trattiene.
L'eterna e vecchia gioventù
mi ha lasciato impaurito
come un passero senza luce.
(Naranjo en flor)
Sono la tua strada
che viene a parlarti, sono l'ieri.
(Manobrava)
Non vedi che vengo da un paese
che è sempre grigio d'oblio
dietro l'alcol?
(La última curda)
Chi soffre nel violino?
Sarà forse la sua voce,
quella che una volta
si spense all'improvviso,
sarà forse l'alcol, forse...
La sua voce non può essere,
la sua voce ormai dorme.
Dovranno essere semplicemente
i miei fantasmi dell'alcol.
(Tal vez será su voz)
Insistente, nel tango, l'invocazione Ubi sunt? Dove sono?
Dove sono i ragazzi di allora?
Vecchia combriccola di ieri, dove sarà?
Io e te soli restiamo, fratello,
io e te soli, per ricordare.
(Tiempos viejos)
Quartiere tango, luna e mistero.
Strada lontana, dove sarai?
I vecchi amici della mia infanzia,
che ne è di loro? Lo saprò mai?
Quartiere tango, dov'è finito
il biondo amore di gioventù?
(Barrio de tango)
Dove sarà la mia periferia?
Chi ha rubato la mia infanzia?
In quale cantone, luna mia,
spargi come allora
la tua chiara allegria?
(Tinta roja)
Dove sei, dove sei,
dove sei andata?
Dove sono le piume del mio nido,
l'emozione di aver vissuto
e quella tenerezza?
(Yuyo verde)
Dietro quale sogno sono volati?
Su quali stelle si trovano
le voci che ieri sono arrivate,
sono passate e hanno taciuto?
Dove sono?
Per quali strade torneranno?
(Café de los Angelitos)
Questo dicono i parolieri del tango. Quando vediamo le scritte "Dove sono?" sui cartelli che inalberano le donne di Plaza de Mayo, non possiamo fare a meno di ricordare questi versi, stratificati nella memoria collettiva. La stessa invocazione degli assenti. Le stesse domande senza risposta. Come se la memoria storica si fosse nutrita della memoria soggettiva, e non viceversa.
Anche Jorge Luis Borges usa tale risorsa poetica, retorica, per costruirsi un passato illusorio, al di là della storia:
Dove saranno? chiede l'elegia
di quelli che non sono più, come se esistesse
una regione in cui l'Ieri potesse
essere l'Oggi, l'Ancora, il Tuttavia.
Dove sarà (ripeto) la mala
che fondò, in sentieri polverosi
di terriccio o in villaggi sperduti
la setta del coltello e del coraggio?
. Il tango crea un torbido
passato irreale che in qualche modo è vero:
un ricordo impossibile di esser morto
rissando, in un bivio di periferia.
(El Tango)
Altri poeti invece come Gelman, Gutiérrez e Cortázar, nelle loro sporadiche incursioni nel tango, ormai negli Anni Settanta della dittatura, sentendosi esplicitamente coinvolti, possono addirittura osare il domani. In Medianoche aquí Julio Cortázar si domanda, sulla musica di Edgardo Cantón:
Dove è l'ieri,
dove aspetta l'oggi,
a che serve il cuore?
Come ti chiami, al buio,
chi siamo io e te?
Basta dell'ieri,
sciogli la briglia all'oggi,
fa pista al cuore.
Su, svegliati da questo buio:
il sole è nelle tue mani.
Il fiume è stato cancellato, amore mio,
e al filo delle sue acque te ne vai tu.
Avvoltoi di agonia stanno
mangiando i miei occhi.
E tutto finge di essere l'ieri, ciò che non è,
con maschere d'ombra ti fanno camminare.
Cosa hanno fatto del roseto e del garofano?
Fiori di cimitero e d'ospedale.
E, ancora Cortázar, in La Cruz del Sur, allude a quel senso di privazione e a quel genere di memoria sommersa che tanti condividono:
Mi fanno male i nomi delle cose di cui oggi sono privo.
Tutto è come in una tasca
dove in ogni momento la mano cerca
una moneta, il pettine, le chiavi,
mano infaticabile di una memoria oscura
che ripassa i suoi morti.
Testimone il tango, in oltre cent'anni di vita, l'Argentina e l'Uruguay, da paesi di emigranti, si sono trasformati in paesi di esiliati. Il verbo volver, tornare, verbo ricorrente nei testi del tango, lascito degli emigranti di ieri, si attaglia perfettamente alla diaspora di rioplatensi in cerca di scampo, tramite la cittadinanza salvifica dei genitori o dei nonni. Dall'esilio José María Gutiérrez ha scritto Montevideo, con musica di Gustavo Beytelman:
Ogni giorno mi sveglio alle cinque e mezzo giuste
in tutti gli alberghi, le camere in prestito,
ma ormai non chiedo dove sono,
e confondo l'odore dei pavimenti, il posto del tavolo,
l'acqua polverosa nella sua triste bottiglia.
Tutto va cancellandosi, e se tardo molto,
non aspettarmi, ché mi sveglio sorpreso,
e mi lavo e mi vesto senz'ombra ormai di
ciò che mi sta dimenticando e mi cresce,
di ciò che smarrisco tra le carte e mi muore.
Eccetto te, città violata e mia,
eccetto te, sparando nelle tue piazze,
eccetto te, con alberi vestiti a lutto,
eccetto te, quando è l'ora che dico
e non sei qui, e non ho dormito con te.
Eccetto te, la mia vera amata,
la tua testa di vedova,
le tue guance di morta,
il volto tuo sempre a marcare il mio cuscino.
Di Juan Gelman conosciamo la spaventosa esperienza di essersi visto sottrarre per sempre dalla polizia il figlio e la nuora incinta, e di aver ritrovato sua nipote, dopo 23 anni, figlia adottiva di una coppia forse più ignara che colpevole. Gelman, musicato da Juan Carlos Cedrón, ha riplasmato il famoso tango di Gardel Mi Buenos Aires querido ("Mia cara Buenos Aires, quando tornerò da te, non ci saranno più dolori né oblio"):
Seduto al bordo di una sedia sfondata,
sbronzo, malato, quasi vivo,
scrivo versi previamente pianti
dalla città dove son nato.
bisogna acchiapparli,
anche qui sono nati dolci figli miei
che fra tanti castighi ti addolciscono bellamente.
Bisogna imparare a resistere.
Né andar via né rimanere,
resistere, anche se è sicuro
che ci saranno più dolori e oblio.
Sotto questa luce è possibile accettare la vignetta di Alfio Krancic intitolata La Scumparsita, in cui lo scheletro di un generale guida la terrificante orchestrazione degli Scomparsi.
Nota
L'articolo finiva con la vignetta di Alfio Krancic annunciata, e una poesia-testimonianza di Meri Lao tratta dal libro IL VICINO DI SOTTO/EL VECINO DE ABAJO.
Non furono pubblicate sul trimestrale. Eccole qui:
VIGNETTA
POESIA
UOMO ALL'ANTICA
Nel biglietto puntato sulle rose scriveva
ORA CONOSCI ANCHE LA MIA SCRITTURA
la sola cosa che ignoravo di lui
e che mi avrebbe seguita sempre
ovunque mi trovassi
lettere con saluti in fondo ai familiari
cartoline d'auguri anno dopo anno
dediche sui libri di poesia che sceglieva per me
gesti di uomo semplice all'antica
pertinace coraggioso
così solido e totale
da spaziare illeso nel cattivo gusto
da ridurre la sua prodigiosa oratoria da tribuna
all'enfasi del fidanzatino
sgridandomi se non rispondevo a giro di posta
LA TUA ASSENZA MI ATTIRA TANTO COME LA TUA PRESENZA
COSA STRANA
COLLERA OBLÌO DISINTERESSE MALATTIA O NOIA
NON DEVI CANCELLARMI DALLA TUA GEOGRAFIA
SENZA ESSERCI TU E IO SAPPIAMO
CHE CI SONO E PROFONDAMENTE
UN LUNGO BACIO COSÌ NON TI ARRABBI PIÙ
ANCHE SE QUANDO SEI IN COLLERA MI PIACI MOLTO
da sprecare il suo carisma
davanti alla Croce del Sud con me
critica e stupita
TI GUARDAVO MENTRE ATTRAVERSAVI LA STRADA
SEMBRAVA CHE TUTTO IL MONDO
TI SI FOSSE COSTRUITO INTORNO
e trattenermi dal voler fuggire
NON SEI UCCELLO DI PASSO
quando ci isolavamo dalla pioggia
I POSTI LI FACCIO IO COME DICEVA NAPOLEONE
ma era inevitabile ripercorrere ogni possibile età
VOGLIO CHE CON ME DIMENTICHI TUTTI GLI UOMINI
COME IO CON TE DIMENTICO TUTTE LE DONNE
SOMIGLIAMO A JUSTINE E MOUNTOLIVE
e non capire più se il Quartetto d'Alessandria di Durrell è letterariamente
[raccomandabile
SEI UNA BOLSCEVICA
e giocare come bambini
scherzando sulla sua appartenenza
a una piccola lista elettorale moderata
che stampava un calendario col suo ritratto
A VOLTE TEMO CHE TUTTO SIA
TROPPO AFFRETTATO
MA QUESTA VITA NON CI OFFRE
IL TEMPO DI SCEGLIERE
non aveva scelto di avere gli occhi celesti
o quell'assurdo naso
SONO COMBATTIVO
pertinace coraggioso solido e totale
sino all'ultimo
anche questo
deve avermelo voluto esprimere inopinatamente
con un foglio accartocciato
che si era salvato dai traslochi in fondo a un cassetto
TI RICORDO E NON HO LA MINIMA INTENZIONE
DI FARTI USCIRE DALLA MIA ESISTENZA
CI VEDREMO NELLA RIVOLUZIONE
e mentre leggevo e rileggevo quella sua lettera dimenticata
i torturatori
lo offendevano e lo uccidevano
addestrati a non lasciarsi convincere
rabbiosi.
HOMBRE A LA ANTIGUA
En el billete acompañando un ramo de rosas escribía
AHORA TAMBIÉN CONOCES MI LETRA
lo único que ignoraba de él
letra que iba a seguirme siempre
dondequiera me encontrase
cartas con saludos para los familiares al final
postales de felicitaciones año tras año
dedicatorias en libros de poesía que seleccionaba para mí
gestos de hombre sencillo a la antigua
pertinaz valiente
sólido y total
transitando ileso por el mal gusto
reduciendo su prodigiosa oratoria de tribuna
al énfasis del noviecito de esquina
que me regañaba si no le contestaba a vuelta de correo
TU AUSENCIA ME ATRAE TANTO COMO TU PRESENCIA
COSA EXTRAÑA
ENOJO OLVIDO DESINTERÉS ENFERMEDAD O HARTAZGO
NO DEBES BORRARME DE TU MAPA
SIN ESTAR TÚ Y YO SABEMOS
QUE ESTOY METIDO EN ÉL Y MUY HONDO
UN LARGO BESO PARA QUE NO TE ENOJES
AUNQUE CUANDO TE ENOJAS ME GUSTAS MUCHO
desperdiciando su carisma
delante de la Cruz del Sur conmigo
crítica y atónita
TE MIRABA CRUZAR LA CALLE
PARECIA QUE TODO EL MUNDO
SE HUBIESE CONSTRUIDO A TU ALREDEDOR
reteniendo mi impulso de escapar
NO ERES AVE DE PASO
cuando nos refugiábamos de la lluvia
LOS LUGARES LOS HAGO YO
COMO DECIA NAPOLEÓN
pero era inevitable recorrer todas las edades posibles
QUIERO QUE CONMIGO OLVIDES A TODOS LOS HOMBRES
COMO YO CONTIGO OLVIDO A TODAS LAS MUJERES
SOMOS SEMEJANTES A JUSTINE Y MOUNTOLIVE
hasta no entender si el Cuarteto de Alejandría de Durrell es literariamente recomendable
ERES UNA BOLCHE
y jugar como niños
bromeando sobre su pertenencia
a una pequeña lista electoral moderada
que imprimía un almanaque con su retrato
A VECES TEMO QUE TODO SEA
DEMASIADO APRESURADO
PERO ESTA VIDA NO NOS OFRECE
EL TIEMPO DE ELEGIR
no había elegido tener esos ojos celestes
ni esa absurda nariz
SOY PELEADOR
pertinaz valiente
sólido y total
hasta el fin
esto también
debe habérmelo querido expresar inopinadamente
en una hoja que salvándose de las mudanzas
se había trabado en un cajón
TE RECUERDO Y NO TENGO LA MENOR INTENCIÓN
DE SACARTE DE MI EXISTENCIA
NOS VEREMOS EN LA REVOLUCIÓN
y mientras leía y releía esa carta suya olvidada
los torturadores
lo ofendían y lo asesinaban
adiestrados a no dejarse convencer
rabiosos.
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