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Chi scrive non conosce il tango. Lo supponeva un “semplice” ballo, alla stregua
del valzer o del flamenco. Perciò la lettura di Todo
tango (Bompiani, 287 p., € 9) è stata una
rivelazione. L’autrice, italiana di nascita ma latinoamericana d’adozione,
nel suo libro accosta deliberatamente il tango al jazz. Non tanto perché voglia
far pensare che si tratti di simili strutture musicali, quanto perché simile ne
è la parabola, anche se non forse il destino: entrambi nascono dallo
sradicamento di emigranti inseriti a forza o a piacere nel crogiolo multietnico
di una terra straniera. Nel caso del jazz ovviamente parliamo degli africani
nelle piantagioni di cotone del sud degli States. Nel caso del tango parliamo
invece in gran parte di italiani, che insieme a spagnoli e ad altre etnie vanno
a “colonizzare” l’area del Rio de la Plata, parte Argentina e parte Uruguay, e
nei contesti urbani di Buenos Aires (più rioplatense che argentino) e di
Montevideo fanno nascere una cultura nuova, somma delle culture importate ma
allo stesso tempo in possesso di un surplus d’originalità. Il “lunfardo” ad
esempio: una parlata che se formalmente appartiene al ceppo spagnolo,
difficilmente è comprensibile dagli spagnoli e dagli stessi argentini non
rioplatensi, tanta parte hanno in essa vocaboli derivati dai dialetti italiani.
Ancora: il tango, che non è solo un ballo ma al contrario – come bene espresso
dalle parole dell’autrice -: «Pensiamolo […] come canzoniere, magazzino di
citazioni, registro di costanti esistenziali, tracce di un filosofare e di un
sentire popolare che si sono sedimentati nell’arco di un secolo. Tema principe
il passato che torna, il terrore dell’avvenire, la presenza ossessiva degli
assenti. E nel lamento per l’abbandono amoroso possiamo vedere simbolicamente il
mondo esterno che tradisce o cambia, la privazione, la spoliazione di un bene a
cui si aveva diritto».
La diffusione del tango nell’occidente europeo invece è stata principalmente
all’ordine dell’esotismo folcloristico (a differenza appunto del jazz che è
riuscito ad imporsi come linguaggio musicale colto ed internazionale) con tanto
di rosa in bocca e costumi tradizionali. E allora nel suo libro Meri Lao
racconta, nella maniera non sistematica che ha il narrare di chi ha vissuto
personalmente ciò di cui parla, il tango come modo drammatico di vita, i suoi
campioni, i suoi rapporti con i drammi civili dell’America latina. Di più: ci
offre in calce al libro 115 canzoni-tango con testo a fronte (alcune delle quali
scritte da lei) che ci possono dare la misura della poesia e della filosofia del
tango. Chi vorrà poi approfondirne ulteriormente la conoscenza potrà farlo
anche attraverso il sito web dell’autrice, uno dei principali siti di
riferimento sull’argomento in italiano: www.sirenalatina.com.
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