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Meri Lao: Todo tango.
Cronache di una lunga convivenza

Recensione di Francesco Mazzetta su Travelbooks:
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Chi scrive non conosce il tango. Lo supponeva un “semplice” ballo, alla stregua del valzer o del flamenco. Perciò la lettura di Todo tango (Bompiani, 287 p., € 9) è stata una rivelazione.
L’autrice, italiana di nascita ma latinoamericana d’adozione, nel suo libro accosta deliberatamente il tango al jazz. Non tanto perché voglia far pensare che si tratti di simili strutture musicali, quanto perché simile ne è la parabola, anche se non forse il destino: entrambi nascono dallo sradicamento di emigranti inseriti a forza o a piacere nel crogiolo multietnico di una terra straniera.
Nel caso del jazz ovviamente parliamo degli africani nelle piantagioni di cotone del sud degli States. Nel caso del tango parliamo invece in gran parte di italiani, che insieme a spagnoli e ad altre etnie vanno a “colonizzare” l’area del Rio de la Plata, parte Argentina e parte Uruguay, e nei contesti urbani di Buenos Aires (più rioplatense che argentino) e di Montevideo fanno nascere una cultura nuova, somma delle culture importate ma allo stesso tempo in possesso di un surplus d’originalità.
Il “lunfardo” ad esempio: una parlata che se formalmente appartiene al ceppo spagnolo, difficilmente è comprensibile dagli spagnoli e dagli stessi argentini non rioplatensi, tanta parte hanno in essa vocaboli derivati dai dialetti italiani. Ancora: il tango, che non è solo un ballo ma al contrario – come bene espresso dalle parole dell’autrice -: «Pensiamolo […] come canzoniere, magazzino di citazioni, registro di costanti esistenziali, tracce di un filosofare e di un sentire popolare che si sono sedimentati nell’arco di un secolo. Tema principe il passato che torna, il terrore dell’avvenire, la presenza ossessiva degli assenti. E nel lamento per l’abbandono amoroso possiamo vedere simbolicamente il mondo esterno che tradisce o cambia, la privazione, la spoliazione di un bene a cui si aveva diritto».

La diffusione del tango nell’occidente europeo invece è stata principalmente all’ordine dell’esotismo folcloristico (a differenza appunto del jazz che è riuscito ad imporsi come linguaggio musicale colto ed internazionale) con tanto di rosa in bocca e costumi tradizionali. E allora nel suo libro Meri Lao racconta, nella maniera non sistematica che ha il narrare di chi ha vissuto personalmente ciò di cui parla, il tango come modo drammatico di vita, i suoi campioni, i suoi rapporti con i drammi civili dell’America latina. Di più: ci offre in calce al libro 115 canzoni-tango con testo a fronte (alcune delle quali scritte da lei) che ci possono dare la misura della poesia e della filosofia del tango.
Chi vorrà poi approfondirne ulteriormente la conoscenza potrà farlo anche attraverso il sito web dell’autrice, uno dei principali siti di riferimento sull’argomento in italiano: www.sirenalatina.com.