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Il sillabario di un'artista

Prefazione di Aldo Garzia al libro T COME TANGO, ElleUMultimedia, 2001


Questo libro è una summa sul Tango, un'enciclopedia da sfogliare e da leggere con i sentimenti predisposti al punto giusto. Andrà consultato ogni volta che se ne avrà voglia. Troverete curiosità, storie, interpreti, testi e connessioni tra musica, cinema, letteratura e tanto altro ancora. 
Meri Lao, ideale maestra di due-tre generazioni di appassionati di cultura latinoamericana, non ripete le cose scritte da altri sulla mitologia del Tango. Compie un autonomo percorso storico e di ricostruzione, tenendo conto ovviamente dell'intera bibliografia. Sfata l'idea che questo genere musicale - unico per inventiva e combinazioni, multietnico nelle origini e nello sviluppo - abbia preso le mosse dai postriboli del Rio de la Plata, in stretto rapporto con l'economia del meretricio. Anzi, il lavoro dell'autrice è dedicato a chi si accosta al Tango rifuggendo dagli stereotipi facili facili. Ad iniziare da quello più in voga, che vuole che il ballerino sia dotato di basettoni, capelli impomatati (la tipologia del gigolò), rosa tra i denti e la ballerina sia lasciva, oltre che disposta ad accettare la relazione sadomasochista con il temerario e improvvisato compagno di ballo. 
L'autrice ama ricordare Umberto Eco con gratitudine. Nei primi anni Settanta, con il suo dattiloscritto d'esordio sul Tango, si recò nella sede delle edizioni Bompiani a Milano. Erano tempi in cui un libro poteva nascere anche così, spontaneamente. Le dissero che doveva rivolgersi ad un signore che aveva la scrivania di lavoro in fondo al corridoio. Era Eco, che Meri Lao non riconobbe. Lui era appena tornato da un viaggio in Argentina, dal quale aveva tratto una particolare curiosità per quel paese e per la sua musica nazionale. Prese a sfogliare il dattiloscritto con interesse. Il volume andò alle stampe (Tempo di Tango, 1975) ed Eco ne curò l'edizione, scrivendo anche il risvolto dell'ultima pagina di copertina. 
L'Italia, paese che ha contribuito non poco al farsi dell'Argentina, non è esente da Tangomania. Basta leggere le note del libro dedicate ai centri di culto di questo genere musicale, sparsi in lungo e in largo nella penisola. Si tratta di "pagine gialle" in progress continuo. Un filo invisibile e secolare lega l'Italia agli emigrati d'Argentina. Le scuole di ballo più recenti non sono dedite solo alla Salsa e al Merengue. Anzi, per chi non lo sapesse, la Tangomania scava nel profondo come capita alle talpe che fanno capolino in superficie solo in pochissime occasioni. Più che su una moda effimera, gli appassionati di Tangomania fanno riferimento ad una filosofia del vivere che non ha nel ballo l'unico centro. Per saperne di più, non dovete far altro che proseguire nella lettura di questo volume.
Al Tango, come è capitato ad altri, Meri Lao dedica una buona parte della vita. Chi ha avuto la fortuna di conversare con lei nelle stanze di un ultimo piano a due passi da piazza Campo dei Fiori, famosa per aver fatto da sfondo al rogo di Giordano Bruno, sa della sua dedizione alla ricerca e all'arte. Dagli scaffali e dai cassetti delle librerie escono ritagli, foto, annotazioni, poster, libri che indicano una ricerca in perenne divenire. I suoi interessi variano dalla musica (Tango e Bolero in primis) al mito delle Sirene, passando per teatro, cinema e letteratura. Dal computer, che sa usare come chi è affascinato dalle possibilità inedite delle nuove tecnologie rispetto ad un altro pezzo di vita passato tra la mitica "lettera 32" dell'Olivetti e le correzioni fatte di ritagli e uso di colla, escono schede e archiviazioni degne di una biblioteca che ha fatto tesoro dell'informatica. A farle compagnia, in quell'ultimo piano, c'è Jacou, pappagallo d'Africa, Zaire profondo, inseparabile compagno d'avventure da ben tren'anni, che fino a qualche tempo fa sapeva intonare perfino le note di Malena e che ora avrebbe bisogno di un ripasso che Meri Lao non impartisce per mancanza di break tra le molteplici attività in cui è abituata a dividersi. È una convivenza more uxorio "finché morte non ci separi", scrive di lui nell'autobiografia Il vicino di sotto (1999), divertissement letterario bilingue, con testi a fronte in castigliano e spagnolo, fonte di ironia e di gusto ludico della parola. 
Meri Lao è artista poliedrica, come forse sanno essere solo i latinoamericani, anche quelli d'adozione come lei (nata a Milano nel 1928, emigrata con i genitori in Argentina, cresciuta tra Argentina e Uruguay, vissuta tre anni a Cuba, tornata in Italia per mettere radici nella città eterna di Roma dopo un lungo soggiorno a Parigi). Gli intellettuali di quei paesi sconfinano tra discipline, saperi diversi e contigui. Sanno essere cosmopoliti come pochi. È come se avessero bisogno di non farsi rinchiudere nella gabbia di un solo specialismo, dovendo esprimere la peculiare sensibilità che non può fare a meno di letteratura e musica, come di ballo e arti visive (siano cinema, video o pittura). 
Basta dare uno sguardo alla biografia di Meri Lao per rendersi conto del profilo del personaggio. Ha iniziato giovanissima la carriera di pianista classica. Allieva di Walter Gieseking, Eliane Richepin, Ersilia Tipo e con un impresario d'eccezione come Tristan Richepin, marito di Eliane Richepin, nipote di Jean, l'accademico di Francia che nel 1913 pronunciò un famoso discorso alla Sorbona dando il lasciapassare al Tango per inserirsi nella "cultura alta". Dopo vari abbandoni e riprese, Meri Lao ha deciso di chiudere in leggerezza con le sue incursioni nel Tango d'avanguardia intitolate Tanghitudine. Una donna senza uomo, canzone fortunata che le fu commissionata da Federico Fellini per La città delle donne, è entrata nel repertorio di Milva, Silvana Gregori e Valeria Bernárdez. È stata anche pioniera nella raccolta e diffusione della musica popolare latinoamericana, con trascrizioni sul pentagramma, dischi (ha collaborato agli esordi degli Inti Illimani), programmi radiofonici e televisivi, autrice di tantissimi articoli e saggi, oltre che di una trentina di libri, ad iniziare da Basta! Chants de témoignage et de révolte de l'Amérique Latine (1967, François Maspero, Parigi). Quando Astor Piazzolla era in tournée in Italia, voleva che fosse Meri Lao a curare i programmi di sala ("si no, los que no saben música, escriben una sarta de boludeces") e la citava nelle sue interviste. Ma, oltre alla musica - per esempio, ha scritto per prima sui cantautori latinoamericani da Chico Buarque de Holanda a Silvio Rodríguez in Trovatori dell'America Latina (1977, Edizioni Borla) -, ha lavorato incessantemente per il teatro. Ha scritto una dozzina di commedie, nelle quali dà libero sfogo alla vis comica. Sauna party, Conferenza stampa di Marianna Mozart, Parlando di rane, Tangare humanum est (presente in queste pagine) sono alcuni titoli. 
Meri Lao, indomita, ha fondato nel 1995 l'Accademia scientifica del Tango e del Bolero, con sede presso l'Istituto Cervantes di Roma, che fa capo all'Ambasciata spagnola e può contare su 10 mila brani musicali depositati in archivio. Nel frattempo ha dato impulso ai suoi interessi sulla cultura femminile, da cui nasce la passione per le Sirene, simbolo della "donna oscura" della tradizione junghiana, oltre che di qualcosa che non si vuole vedere e ascoltare (un sito Internet delizioso da lei curato è www.sirenalatina.com, mentre il suo archivio è composto da 4 mila diapositive, oltre che da materiale iconografico, letterario e musicale). 
Nel corso della variopinta e molto vissuta esistenza - ha smesso di fumare, girovaga per Roma in bicicletta, pratica lo hatha-yoga, ha fatto la guida nei paesi di civiltà maya e atzeca - Meri Lao ha subìto varie fratture agli arti inferiori che più di un dottore ha giudicato "somatizzazioni di complesso di Sirena". Come a dire: la compenetrazione con il mistero di una passione può essere assoluta, fino all'immedesimazione. Intanto, in Donna Canzonata ha preso in giro i parolieri italiani per come parlano della donna e in Musica strega ha capovolto i punti d'osservazione della storia della musica, rileggendoli al femminile.
Biografia e bibliografia ad un certo punto si confondono. Ha tradotto in cuffia per il doppiaggio i primi film del Nuovo cinema latinoamericano (La Hora de los Hornos di Solanas-Getino, Yawar mallku di Sanjinés, Actas de Marusia di Littín) e vari film di Marco Ferreri. Ha tradotto in castigliano Lettera a una professoressa di Don Milani. Ha collaborato all'adattamento in italiano di alcune canzoni di Violeta Parra e Caetano Veloso, e naturalmente di numerosi Tanghi. Tradurre è un'altra delle attitudini di Meri Lao per comunicare le sue scoperte. Per questo, ama consultare i dizionari bilingue e quelli dei sinonimi che riempie di annotazioni. È stata insegnante di Storia della musica e del teatro nei licei sperimentali di Roma. Per dieci anni ha fatto la corrispondente dall'Italia del settimanale uruguaiano Marcha. Ha testimoniato presso il Tribunale Russell che giudicava le dittature militari dell'America Latina nel 1975 e nel 1976. Per lei, l'impegno civile e politico è venuto naturale come capita a chi conosce da vicino le troppe tragedie vissute dalle terre d'oltre Atlantico. Ha nel cassetto un dizionario inedito dedicato al Sette, numero maledetto o benedetto che ricorre dalla Bibbia alla manualistica per indicare la simbologia matematica e filosofica.
Meri Lao, infine, è punto di riferimento di molti di noi che abbiamo a cuore musica, letteratura e cultura latinoamericane. È lei, insieme ad altri, che ci ha insegnato a conoscere l'America Latina. Con sorriso e allegria ci tramanda la lezione che va imparata a menadito: quel mondo "diverso" è una miniera da cui attingere a piene mani. C'è ancora tanto da scoprire e da indagare. Per questo, cercheremo ancora insieme a lei.

Aldo Garzia