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Falso articolo della rivista National Geographic |
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L'articolo sul Tango pubblicato da National Geographic (Vol.12 N.6 dicembre 2003, pp 104-105-106), dichiarato "di Meri Lao", è invece l'opera di un'altra persona. Quello da me inviato, su richiesta della redazione di NG, era di 1.043 parole; quello pubblicato ne ha conservato solo 49, immettendole in un contesto che ne stravolge il senso. In omaggio alla rivista, avevo lavorato su un tema di carattere geografico e di interesse attuale; quello pubblicato sciorina banali motivetti salottieri dei primi del Novecento ("svenevoli duchesse ingioiellate.nelle classi sociali più basse, però, la musica è completamente diversa: basti dire che le donne devono esibire un'autorizzazione firmata dai genitori o dai mariti") o la "proibizione del tango da parte di Pio X", rivelatasi una leggenda metropolitana, ma che l'articolista mi fa raccontare in maniera seriosa e in "giornalese" ("le autorità accademiche e le gerarchie ecclesiastiche snocciolano aggettivi pesanti come pietre"). Mi attribuisce frasi che non fanno parte del mio lessico né del mio stile espositivo, come "per gli appassionati di musica e danza, invece, è amore a prima nota, passione travolgente ai primi passi", oppure "le sue note struggenti, cariche di nostalgia". Io sono una musicista, sono stata pianista classica. Non direi mai queste stupidaggini. Sono una specialista in materia riconosciuta internazionalmente, ho pubblicato una trentina di libri, insegno storia della musica e del teatro, tengo corsi nelle diverse università italiane e straniere, mi chiamano di continuo a partecipare a convegni, come "studiosa tra i massimi del mondo" (motivazione del Premio Tenco 2001 all'operatore culturale). Studenti e colleghi, leggendo il cosiddetto articolo, verranno a sapere che "Buenos Aires è la capitale dell'Argentina" (perché, non è vero? ha risposto l'articolista a suo discarico), e che gli emigranti hanno partecipato all'evoluzione del "pensiero triste che si balla". Questo è il più trito luogo comune del tango, e ormai corre solo in bocca degli ultimi arrivati, ottenendo un irresistibile effetto comico. Come si può leggere a pp 206 e sggt del mio libro T COME TANGO Elleu Multimedia, il gettonatissimo aforisma l'hanno attribuito persino a Borges (mio maestro) e a Piazzolla (mio amico). Nel farmelo ripetere con adesione totale, l'articolista del NG che ha scritto usando il mio nome mi fa sconfessare tutto quanto ho detto e scritto sinora con fatica e ironia.
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