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Chi l’avrebbe mai immaginato di vivere tanto, di mettere radici in 5 paesi diversi, di viaggiare in quasi tutto il mondo, di leggere, studiare, scrivere, fare musica, comunicare, avere tanti amici, tante passioni civili e lottare (contro le dittature, i pregiudizi, l’arretratezza), tante passioni delle altre e fuggire o conservarle accese nella memoria, di avere scosso il pavimento sotto i piedi a qualcuno, di aver rappresentato la felicità per qualcun altro, di godere tanto dell’essere nonna, di vedere che una certa parabola l’ho proiettata, che sono rimasta fedele a certe tematiche (la musica, il femminile, l’America Latina) che si allargano, si incrociano, si riproducono, si fondono. Tingendosi spesso di umorismo.

Testo di Luciana Cisbani pubblicato da “Enciclopedia delle donne” – aprile 2012

MERI LAO

Milano 1928 –


A bordo del Principessa Mafalda – 1928 Tornando in Italia dopo otto anni di vita a Buenos Aires, la madre mascherata da capitano e il padre il più in alto nella foto

A bordo del Principessa Mafalda, 1928. Tornando in Italia dopo otto anni di vita a Buenos Aires, la madre mascherata da capitano e il padre il più in alto nella foto


Meri in braccio alla madre sul Conte Verde, verso l'Argentina - 1930

Meri in braccio alla madre sul Conte Verde, verso l’Argentina, 1930

Nasce a Milano, da genitori anarchici, antifascisti e anticlericali appena rientrati in patria dopo otto anni di Sudamerica. I coniugi Franco “La Merica” l’avevano fatta con successo installando macchine per fabbricare la pasta, ma ormai stranieri in Italia decidono di riprendere l’avventura dell’emigrazione con la bimba di due anni: America, appunto, detta Meri. Prima infanzia a Buenos Aires, poi a Montevideo dove già viveva uno zio campione di nuoto e possessore di una biblioteca “esoterica”, paradossale pungolo per la formazione di quella bambina che da allora sarà immersa in buone letture, buon teatro, buon cinema, buona musica.


In un picnic a Maldonado (Uruguay), 1934. Io con la bambola nera, la famiglia paterna e in alto il caro Gregoriio Zidar, impresario con gli Stati Uniti

In una grotta di Piriápolis, 1938. Con i genitori e i Locatelli, la “seconda famiglia” di Buenos Aires


M.Benedetti, M.Claps, P.Neruda, E.Rodríguez Monegal, I.Vilariño, M. C. Portela, en la sede del semanario Marcha, 1947.

L’Argentina e l’Uruguay, in prima linea e in prima fila negli anni 1930-50 nei settori delle politiche sociali e dell’istruzione, richiamavano il meglio degli artisti e degli uomini di cultura. A 17 anni conosce Pablo Neruda e poco più che adolescente si impegna nel giornale «Italia Libera» e nella «Voce Italiana», programma radiofonico di cui cura la rubrica letteraria e musicale. Sono quelli anni formativi in cui Meri impara a tradurre, testimoniare, andare in scena, insegnare ed esercitare la critica, quella critica indignada, umoristica, sarcastica che sarà una delle sue cifre stilistiche. Sperimentatrice, è scrittrice e musicista da sempre. Scoperta la naturale inclinazione per la musica, inizia a studiare pianoforte, a 16 anni tiene i primi concerti e a 21 conclude gli studi all’Instituto Formación Profesores Agregados dell’Uruguay, ottenendo il titolo di insegnante di Musica e contestualmente l’assegnazione del posto pubblico. Irrequieta e curiosa, Meri frequenta al contempo il corso “Arte y Teatro Moderno” presso la Facultad de Humanidades, dove si laurea con due tesi Personajes femeninos en la obra de Ibsen e Futurismo: el arte de los ruidos. Nel 1949 si sposa con Folco Lao, ex ufficiale della Marina italiana che progettava e costruiva case wrightiane. Il piccolo appartamento della giovane coppia, in mezzo ai teatri del centro di Montevideo, è un luogo di riunione di musicisti, letterati, architetti. In quell’atmosfera culturalmente densa, nel 1950 decide di tradurre in spagnolo Il Console di Gian Carlo Menotti per il Colón di Buenos Aires e la Storia dell’Architettura Moderna di Bruno Zevi.


Meri en las “casas raras” construidas per Folco en Piriápolis, 1950

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Nel 1953 salpa per Parigi da sola, dove si forma e perfeziona con la pianista Eliane Richepin, maestra e amica entrañable il cui marito, Tristan Richepin, le farà da impresario nel fortunato decennio della sua carriera pianistica. L’attività musicale proseguirà poi con concerti alternati a conferenze su Luigi Nono, Aldo Clementi e la musica d’avanguardia più in generale. Alla fine del 1954 il figlio Curzio nasce a Roma, dove Meri si è ormai stabilita e dove l’attività letteraria e di etnomusicologa “impegnata” assume via via forme sempre più compiute.


Meri Lao tuvo la suerte de ser retratada por Antonio Quintana, que estaba ocupado en la grandiosa iniciativa Las manos de Chile, fotografiiando cientos de manos de obreros y campesinos. Cerro Santa Lucía, Santiago de Chile, 1962

Meri Lao foto 2 Antonio Quintana, Sgo de Chile, 1962

Meri Lao, Antonio Quintana, Sgo de Chile. 1962

Meri Lao, Antonio Quintana, Sgo de Chile. 1962


Simón Blech, Meri Lao, Riccardo Malipiero - Concerto per Dimitri con la Orq.Sinfónica de Rosario, 2 agosto 1963

Simón Blech, Meri Lao, Riccardo Malipiero, concerto per Dimitri con la Orq.Sinfónica de Rosario, 2 agosto 1963

Nel 1965 l’invasione degli USA nella Repubblica Dominicana le ispira la Cronologia delle invasioni imperialistiche nell’America Latina, che verrà pubblicata sui Quaderni Piacentini, mentre a Parigi l’editore Maspero dà alle stampe Basta! Chants de témoignage et de révolte de l’Amérique Latine, inedita raccolta di canti di protesta di un intero continente corredata da traduzioni e trascrizioni su pentagramma. Eternamente in viaggio tra Parigi, l’America Latina e l’appartamento di Trastevere, con il ’68 ormai alle porte Meri frequenta rivoluzionari, guerriglieri, latinoamericani di passaggio in Europa, conosce Violeta Parra e Atahualpa Yupanqui.


La Habana, julio 1969

La Habana, luglio 1969

Tra il 1969 e il 1971 si stabilisce a Cuba, dove “trascina” marito e figlio. Lì lavora all’ICAIC insegnando musica applicata al cinema di animazione, e all’ICR come consulente radio e TV.

Carta

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Quel periodo di intenso fervore politico e sociale la vede impegnata nella traduzione spagnola di Lettera a una professoressa di Don Milani, che conoscerà ripetute edizioni in Uruguay e Argentina.


Chiusa la parentesi cubana, Meri torna definitivamente a Roma, dove l’amicizia con Astor Piazzolla (che affida a lei la scrittura di tutti i suoi programmi di sala in Italia e in Svizzera) inaugura uno dei filoni principali della sua sfaccettata produzione artistica: quella dedicata al tango. Sul genere musicale rioplatense scrive nel 1975 Tempo di tango (La storia, lo sfondo sociale, i testi, i personaggi, la fortuna e il revival).

Foto trucha tomando mate con Gardel, libro Tempo di Tango, 1975

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A partire dagli anni ’70, l’appassionata poliedricità di Meri si concentra su temi legati alle donne; nel 1976 fa scalpore il suo Musica strega. Per la ricerca di una dimensione femminile nella musica, ritenuto il primo gender’s study in materia. E sarà proprio un suo laboratorio di vocalità femminile legata al gesto ad attirare l’attenzione di Federico Fellini, allora in cerca di “femmine mostruose” per La città delle donne. L’amicizia con Fellini (che userà la sua canzone Una donna senza uomo come elemento drammaturgico scatenante una nota sequenza) ha su Meri un forte valore maieutico: la porta infatti a interpretare se stessa in una scena del film e la stimola al contempo ad avviare quella ricerca sulle Sirene di cui è oggi una delle maggiori esperte mondiali. Ecco spiegato perché, pubblicato nel 1985, Le Sirene (da Omero ai pompieri) porta la dedica «A Federico Fellini, mostro che mostra e mostrifica, Sirena egli stesso».


Meri in mezzo agli allievi del Liceo Unitario Sperimentale, studio RAI, Roma, 1976

Meri in mezzo agli allievi del Liceo Unitario Sperimentale, studio RAI, Roma 1976

Meri in mezzo agli ex allievi del Liceo Unitario Sperimentale, Roma 2012

Meri in mezzo agli ex allievi del Liceo Unitario Sperimentale, Roma 2012

Estudiantes


Meri Lao, Sergio Staino, Roberto Perini, Angese, Vincino, David Riondino, Paolo Hendel, Domenica del Corriere 8 ottobre 1986

Gli anni di insegnamento di Storia della Musica e del Teatro nei licei sperimentali di Roma, le collaborazioni con riviste e giornali latinoamericani e italiani (dal 1985 al 1987 cura la rubrica «Il tango della settimana» nel settimanale umoristico Tango dell’«Unità»), nonché le molteplici attività legate al mondo del genere musicale rioplatense – da lei coltivato per oltre un trentennio come saggista, commediografa, pianista, compositrice, cantautrice, conferenziera – inducono Meri a fondare nel 1995, insieme a Roman Gubern, l’Accademia Scientifica del Tango e del Bolero in Italia, istituita presso l’Istituto Cervantes di Roma. Il suo testo più intimo e profondo resta Il vicino di sotto / El vecino de abajo (1999), opera autobiografica bilingue dove a cantare sono le molteplici anime di Meri Lao, donna irregolarmente vulcanica, testimone irriverente da oltre sessant’anni di panorami musicali, sociali, politici e poetici non solo europei. Nei primi anni del XXI secolo, Meri dà alle stampe Todo Tango. Cronache di una lunga convivenza, summa sui generis di un mondo culturale e sociale prima che musicale. A coronamento di un’esplosiva attività creatrice, Meri Lao ha ricevuto nel 2001 il Premio Tenco per l’opera di diffusione della canzone latinoamericana, nel 2007 il Premio Musica Europa alla Carriera del Versilia Jazz Festival e, nel 2008, il premio Capri dell’Enigma – Letteratura. Ultimo cronologicamente, il Dizionario maniacale del Sette, sorta di raccolta enciclopedica che spiega in 707 voci il significato del numero in tutte le epoche e culture, spaziando dall’arte alla religione, dalla canzone alla scienza.


Vedi anche

 

VIRINOJ (in esperanto, Donne) è un documentario prodotto da Ars Millennia nel 2012 e diretto da Rodolfo Martinelli. Isabel Russinova intervista tre donne approdate a Roma con il loro ricco mondo “straniero”.

Qui molti manifesti della carriera artistica di Meri Lao