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Radio – TV

La prima volta che sono entrata in una radio avevo 10 anni, era a Buenos Aires, mi ha portato un radioamatore e colombofilo amico di mio padre, e ho suonato L’Arlesienne di Massenet (Miredosi mi-mi…), pezzo che non si usa più, nemmeno per scandire gli esercizi di ginnastica ritmica. Ho imparato il mestiere della radio a Montevideo a 17 anni, con Umberto Scazzocchio e la trasmissione culturale La Voce Italiana, ero di casa a radio Carve, radio El Espectador, SODRE, perciò mi sento a casa mia davanti ai microfoni o alle telecamere di qualsiasi studio di radio o televisione (e sono tanti) in cui ho avuto il piacere di essere invitata. Continua →

 Teatro

Avevo 13 anni quando un’insegnante delle medie mi ha portato a vedere Louis Jouvet, e da allora non ho più smesso di andare a teatro e di inseguire le grandi compagnie straniere di passaggio. Ho assistito alle prove di Margarita Xirgu, ho formato gruppo con Juan Bosch, Pepe Estruch, Jacobo Langsner, Roberto Pérez Soto, Angel Rama, Ducho Sfeir, Mimí Satre, Taco Larreta, China Zorrilla; ho tradotto, ho scritto commedie (sfruttando la vis comica), ho collaborato con altri dietro le quinte, ho trovato il modo di  dirigere il coro mimetizzandomi tra il pubblico. Solo dopo i 52 anni ho osato calcare le scene in un one woman show sempre cangiante di musica e di parola intitolato Tanghitudine, e ora chi mi ferma più, come cantautrice, come cantattrice o a presentare i miei Dvd in azioni performative…

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Cinema

Non farò mai un film. Non lo so fare. In compenso sono una spettatrice esigente: capisco quando un film è fatto male e quando gli attori sono schiappe, anche se battono i record di biglietteria e vincono l’Oscar. Già da bambina, ogni sabato come d’uso laggiù, frequentavo le matinées per minori nel cinema del quartiere: quattro film di seguito, a episodi, del tipo L’Atlantide di Pabst e Lost Horizons o Shangri-La con Ronald Colman (dovevo essere molto piccola perché qualche compagnuccia perfida mi aveva convinta a inghiottire le noccioline americane con la buccia). Con mia madre andavo qualche volta alla vermouth, soprattutto al Metro, noto cinema del centro. Vedevamo i film nella lingua originale, con i sottotitoli in spagnolo. Ci si faceva l’orecchio alla lingua e si era svelti a leggere. Inoltre, ci si affidava alla pagina di critica cinematografica di giornali come Marcha: io non mancavo mai di informarmi sui film proibiti ai minorenni. Un giorno il cinema Metro proietta un film doppiato: le amate voci dei nostri attori preferiti erano state sostituite da ignote voci con forte accento messicano…! Da non credere. Grandi proteste del pubblico, mia madre mi trascina fuori, va a chiedere alla cassa il rimborso del biglietto. Si scatenerà una campagna di massa, la gente boicotterà il doppiaggio, che sarà tolto a furor di popolo. In Italia, guarda gli scherzi del destino, mi capiterà di lavorare nella traduzione e nel doppiaggio di molti film, di metterci la musica e la voce, di essere chiamata per entrarci, nella parte di me stessa. Sono stata prodiga a elargire dei soggetti: non avrei mai creduto che me li trafugassero.

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> Giovedì 8 maggio 2014 intervento di Meri Lao al dibattito Il cinema svelato
LES JOURS DE FRANCE A ROME
Direzione Culturale Jacqueline Zana-Victor
PARIS-ROME/ROMA-PARIGI: CINEMA IERI E
OGGI | STREET ART CONTEMPORANEA
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