Amici brasiliani

Gilberto Gil riceve il Premio Tenco dalle mani di Meri Lao
Premio Tenco 2001, Sanremo, 24 ottobre 2002
Due mesi dopo Gil sarebbe diventato Ministro della Cultura del governo di Lula




Oggi, 7 luglio 2002, Caetano Veloso compie 60 anni. Auguri. 

Caetano appartiene a una generazione in cui l'offerta di musica (di teatro, cinema, di cultura in genere) era molto più varia di quella attuale. La radio trasmetteva opera italiana, canzoni francesi, fado portoghese, musica latinoamericana, boleros cubani e messicani, valzerini peruviani, tanghi rioplatensi, folklore. "Il mondo era vasto, non si limitava ai soliti brani in una sola lingua", ricorda Caetano in una recente intervista sul giornale spagnolo El País. 

È significativo che il grande pubblico italiano l'abbia scoperto solo ora, dopo la sua interpretazione di Cucurrucucú paloma nel film di Pedro Almodóvar Parla con lei (Hable con ella). Ci voleva il filtro iberico e latinoamericano, in questa nuova ventata della musica pop. Anche se sempre si cita il tropicalismo come suo punto di partenza negli Anni Sessanta, Caetano ha un profondo legame con la lingua spagnola, più dura e precisa del portoghese-brasiliano, che sa smussare gli angoli, con morbidezza. 
Io, avendo qualche anno più di lui, ed essendomi formata nelle stesse latitudini, con interessi culturali simili, non potevo non conoscere Caetano, prima ancora che includesse nel suo repertorio il tango Mano a mano. Tanto è così, che nel mio primo libro sul genere rioplatense, Tempo di Tango (Bompiani, 1975), in maniera premonitoria includevo il suo Janelas abertas n. 2 come un (inconsapevole) tango. Poco tempo dopo ottenevo dalla Warner & Chappell Music l'autorizzazione a farne l'adattamento italiano. Finora, l'unica a suonarlo e a cantarlo sono stata io. È circolato bene, anche se in cifre non astronomiche. Nella speranza che qualche cantante italiano voglia inserirlo nel proprio repertorio, ecco un assaggio musicale di Finestre aperte (C.Veloso/FrancoLao), dal Cd I miei tanghi (autoprodotto, quindi distribuito personalmente). Il testo lo trovate in "Antologia di un archivio". Fornisco Cd e spartito a richiesta. 


Chico Buarque, studiato, antologizzato e tradotto nel libro
Trovatori dell'America Latina", 1977


Febbraio 2002 in Brasile

Tutto il mese di febbraio 2002 sono stata in Brasile a celebrare la sirena afro-americana, alla quale mi sento molto legata in quanto i miei genitori, uno a Montevideo e l'altra a Roma, sono morti un 2 febbraio, il giorno di Yemanjá.
Ho tenuto conferenze sulle Sirene e sul Tango all'Università e nella sede della Dante Alighieri di Salvador, presso la Rede Mulher-Educação e nella Biblioteca della Fundação Memorial da América Latina di São Paulo. A Rio, città invasa dal carnevale, ho avuto più tempo per gli amici e il turismo. Sono tornata a casa con molta allegria, una quantità di canzoni, pubblicazioni e sirene (in foto, gesso e papier mâché), e la possibilità non remota di pubblicare Il Libro delle Sirene laggiù.






Intervista sul sito argentinaonline, 5 aprile 2004

Le domande sono poste da Mariantonietta Mazzei, laureanda in Filosofia con una tesi su "Danza e Terapia"

D - Lei si occupa di tutto: musica classica, letteratura, tango, bolero... Quale è la sua vera grande passione?
R - Conoscere, imparare, pensare, e coltivare l'ironia.

D - In particolare del tango e del bolero cosa la affascina maggiormente?
R - La musica, e i testi che, nel tango alludono ai problemi esistenziali, alla finitudine della vita, al passato irreversibile, e nel bolero esprimono disinibiti le richieste amorose, il dare e l'avere dell'erotismo.

D - Questa sua grande energia è frutto dell'aria latinoamericana che lei ha respirato per tanti anni?
R - Non credo. Forse è perché sono bradicardica, perché pratico lo hatha-yoga da oltre 50 anni, o perché scopro tante cose nuove e il tempo non ti dà tregua, ti sperona.
D - Fausto Manara ha scritto un saggio, "La vita non è un tango". Lei cosa pensa al riguardo? Quanto il tango in realtà rappresenta la vita?
R - Confesso la mia ignoranza. Conosco Milo Manara, il disegnatore. Fausto, quello di Goethe, aveva venduto l'anima per fermare l'attimo fuggente, ma il genere rioplatense non era ancora nato. All'epoca d'oro i tanghi cantavano versi come: "La vita è un tango", "Hai creduto che la vita fosse un tango", "La vita è una milonga", "La vita, tomba di sogni", "La vita è una ferita assurda".

D - Cos' è per lei il tango...?
R - Un genere musicale complesso che sta all'America del Sud come il jazz sta all'America del Nord. Che ho incamerato subliminalmente durante la mia infanzia e la mia adolescenza, nei paesi d'origine, e che in parte mi rappresenta.

D - Qual è il suo tango preferito e cosa le evoca? 
R - Uno dei miei tanghi preferiti è "Yuyo verde" dei fratelli Expósito. Mi piace la musica, raffinata, suadente; mi piacciono le parole, che sono evocazione pura: "Dove sei, dove sei?. Un lampione, un portone, proprio uguale a un tango, e noi due, perduti, presi per mano sotto un cielo d'estate che se ne andò".

D - Lei ha definito Gardel a altri pilastri del tango "ingombranti presenze"... Le andrebbe di spiegarci questo concetto? 
R - Parlavo del tango come rito officiato da presenze importanti, ingombranti, che occupano tutto lo spazio. Presenze che non sono più tra noi: Gardel, Discépolo, Pugliese, D'Arienzo, Goyeneche, Manzi, Troilo, Virgilio e Homero Expósito, Fiorentino, Piazzolla, tutti musicisti, cantanti, parolieri, nemmeno un ballerino, perché solo alla fine, proprio in ultimo, il tango si pone come ballo. Invece in Italia il ballo è prioritario. 

D - C'è un ballerino o una coppia di ballerini che lei ama particolarmente e per quale motivo?
R - Se dovessi pensare a un ballerino o a una coppia di ballerini, finirei per citare gli ultimi che ho visto in scena o in una sala da ballo. Non ho modelli.

D - I cinesi annoverano la musica e la danza tra i piaceri terreni... Immagino che lei sia d'accordo.
R - Più che piacere, sono arte, se d'arte si tratta. Esse accadono, non si spiegano. Esprimono l'inesprimibile. 
D - Quali sono gli altri piaceri terreni secondo lei?
R - Terreni in senso opposto all'ultraterreno? O perché non sono marini né aerei? Sto scherzando. Il primo otto a scuola è un piacere incommensurabile, il primo piacere intellettuale. Eppoi ci sono i piaceri dei sensi, che è auspicabile siano comuni a tutti. E quelli del sesto senso, quelli del caso, vuoi mettere? E il piacere di piacere agli altri e a se stessi? 

D - Il Brasile per lei qualcosa di estremamente importante e affascinante. In che modo?
R - Il mio primo amore e l'ultimo venivano dal Brasile. Il portoghese l'ho imparato per simpatia, per osmosi, e lo parlo con disinvoltura, molto meglio dell'inglese, che l'ho studiato alacremente. A Cuba ho tagliato la canna da zucchero con una splendida compagnia di rivoluzionari brasiliani. Mio padre e mia madre sono morti un 2 gennaio, in due paesi diversi, a otto anni di distanza, e il 2 gennaio è il giorno della sirena Yemanjá, che si celebra a Salvador de Bahia con una cerimonia di massa, rito al quale partecipo, da laica. Come vede, sono indissolubilmente legata a quel paese.
D - Da dove nasce e come si sviluppa la sua identificazione con la sirena?
R - Un debito che ho contratto quando ho scritto "Musica strega", dove sbrogliavo queste tematiche. Le Sirene cantano, deviano l'uomo affinché si lanci in mare, compia il salto nell'ignoto, l'unica grande avventura. L'uomo però si fa legare per non seguirle, chiude con la cera le orecchie dei suoi compagni. La seduzione, cara, non sono i reggicalze neri e rossi. Ma la spinta definitiva me l'ha data Fellini, al quale ho dedicato il mio primo libro sulle Sirene. Io ho subìto un paio di interventi ai piedi, cadute terribili, fratture alle gambe, che qualche medico spregiudicato ha definito "somatizzazioni da sirena" e che ormai mi caratterizzano allegramente.

D - Lei ha avuto l'onore di lavorare con Fellini... Cosa le ha lasciato questa esperienza?
R - Oltre a lavorare con Fellini ho avuto la fortuna di intessere con lui un'amicizia rara ed esigente. Quello che si dice un feed back che più positivo non era possibile. Esisto nel suo film "La Città delle Donne", in carne e ossa, nella "danza di musica strega o della tartaruga", scena di vocalità unita al gesto, e la mia canzone è il motivo su cui si scatena la festa collettiva. Fellini è venuto a casa mia, ha frugato nelle mie cartacce, ne ha fatto pubblicare alcune, e questo mi ha provocato a tirar fuori tutto. Un processo lento, certo, che mi ha portato a essere meno occulta, meno malinconica, più luminosa e leggera.

D - Ho conosciuto e intervistato Maria Fux, che pur avendo 82 anni sembra sempre una ragazzina; lei mantiene altrettanta giovinezza. Qual è il vostro segreto?
R - Accettare l'età. Non scusarsi dicendo di essere giovani dentro. Liberarsi da ogni forma di sopportazione nociva e di schiavitù. Curare il corpo come l'anima.

D - Secondo lei la danza può essere terapeutica?
R - Nel libro "Musica strega", una ricerca sulla dimensione femminile della musica andata perduta, studio le ninnenanne, guaritrici della follia come ipotizzava Platone, e le danze in tondo, capaci di agire nel profondo. 

D - In merito alle tematiche dei tanghi, Lei ha parlato di atteggiamento passatista... Forse anche questo è un aspetto terapeutico del tango, che porta a galla il passato.?
R - Forse. Ma il passato appare piuttosto come un rifugio. Il quartiere incontaminato, l'infanzia felice, sublimata, le morte stagioni nel gioco incessante del ricordo e dell'oblio. Non per andare avanti. Giano con un solo profilo, quello che guarda indietro.

D - Libertad Lamarque, Tita Merello e tante altre donne rappresentano un lato della cultura del tango ricca di sfumature... Mi sento di annoverare anche lei tra queste fantastiche donne... Soprattutto per l'impegno profuso nei confronti della cultura latinoamericana in generale e anche per loro. Cosa ne pensa?
R - Grazie di associarmi a loro. Io però sono partita con una ventina d'anni di vantaggio, anche se il tango "Volver" dice "que veinte años no es nada"... Nei miei libri, nelle conferenze, cerco di dare alle donne il risalto che si meritano. So per esperienza le dimenticanze, i lapsus che si tendono a commettere, l'invisibilità che ci attende specie quando superiamo una certa età. Libertad Lamarque, come me, era figlia di anarchici; mio padre volle mettermi il nome di Libertà, ma l'anagrafe di Milano gliel'ha proibito, per cui optò per America, che si ridusse a Meri.




DESEJO O SUFICIENTE
racconto brasiliano

Há pouco tempo, estava no aeroporto e vi mãe e filha se despedindo. 

Anunciaram a partida, elas se abraçaram e a mãe disse: 

- Eu te amo. Desejo o suficiente para você. 

A filha respondeu: 

- Mãe, nossa vida juntas tem sido mais do que suficiente. O seu amor é tudo de que sempre precisei. Eu também desejo o suficiente para você. 

Elas se beijaram e a filha partiu. 

A mãe passou por mim e se encostou na parede. 

Pude ver que ela queria, e precisava, chorar. Tentei não me intrometer nesse momento, mas ela se dirigiu a mim, perguntando: 

- Você já se despediu de alguém sabendo que seria para sempre? 

- Já - respondi.- Me desculpe pela pergunta, mas por que foi um adeus para sempre? 

- Estou velha e ela vive tão longe daqui. Tenho desafios à minha frente e a verdade é que a próxima viagem dela para cá será para o meu funeral. 

- Quando estavam se despedindo, ouvi a senhora dizer "Desejo o Suficiente para você". Posso saber o que isso significa? 

Ela começou a sorrir. 

- É um desejo que tem sido passado de geração para geração em minha família. 

Meus pais costumavam dizer isso para todo mundo. 

Ela parou por um instante e olhou para o alto como se estivesse tentando se lembrar em detalhes e sorriu mais ainda. 

- Quando dissemos "Desejo o suficiente para você", estávamos desejando uma vida cheia de coisas boas o suficiente para que a pessoa se ampare nelas. 

Então, virando-se para mim, disse, como se estivesse recitando: 

- Desejo a você sol o suficiente para que continue a ter essa atitude radiante. 

- Desejo a você chuva o suficiente para que possa apreciar mais o sol. 

- Desejo a você felicidade o suficiente para que mantenha o seu espírito alegre. 

- Desejo a você dor o suficiente para que as menores alegrias na vida pareçam muito maiores. 

- Desejo a você que ganhe o suficiente para satisfazer os seus desejos materiais. 

- Desejo a você perdas o suficiente para apreciar tudo que possui. 

- Desejo a você "alôs" em número suficiente para que chegue ao adeus final. 

Ela começou então a soluçar e se afastou. 

Dizem que leva um minuto para encontrar uma pessoa especial, uma hora para apreciá-la, um dia para amá-la, mas uma vida inteira para esquecê-la. 

Mande esta mensagem para as pessoas que você nunca esquecerá. 

ARRUME TEMPO PARA VIVER... 

Queridos amigos, EU DESEJO O SUFICIENTE PARA VOCÊS!!! 

BEIJOS.. 

"'A vida é muito mais do que bens materiais... quem não tem Amor, não tem nada... e quem não tem nada... além de vazio, se torna passageiro para os outros "