ATTENTI AL CLONE
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CLONE AVARIATO
L’articolo sul Tango pubblicato abusivamente col mio nome dalla National Geographic di cui si parla in Tangolao – stampa OUT – Falso articolo della rivista National Geographic non è un clone. Nemmeno si tratta di un’intervista che ha alterato il pensiero dell’intervistato. Si badi bene: un’articolista ha sostituito un mio articolo con uno suo, dichiarandolo “di Meri Lao”. Chiunque potrà riprodurre qualsiasi frase dell’articolo, tra virgolette, attribuendola a me. Dove risulta che ne ho sconfessato la paternità?
Scrivere balordaggini col nome di un’altro è un’azione stolta e incomprensibile di sfregio alla creatività della persona, un’azione offensiva di puro vandalismo. Quella signora (è deplorevole che sia una donna) aveva tutte le intenzioni di nuocermi: ricevuta la lettera di diffida del mio avvocato, lascerà passare del tempo, e quando infine mi contatterà telefonicamente, in lacrime, mi farà un quadro penoso della sua situazione lavorativa, chiedendomi pietà altrimenti perderà il posto, cosa drammatica per una donna di cinquant’anni, che i suoi rimaneggiamenti erano intesi a facilitare la lettura al pubblico popolare della NG (tipo Novella 2000), che lei stava entrando in camera operatoria per un intervento e aveva bisogno di tutto il mio affetto, e che appena dimessa avrebbe chiamato il mio avvocato per una soluzione inter nos. Se n’è ben guardata dal farlo, l’infima perfida.
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CLONI GIUSTIFICATI
Comportamenti come quello di cui sopra sono rari. Anzi, finora mi è successo tutto il contrario: ho trovato, per esempio, capitoli interi dei miei libri firmati con altri nomi. E foto scattate da me, con la didascalia cambiata. Questo riesco anche a capirlo: erano destinati a una tesi di laurea, a una pubblicazione del CNR, a programmi radio e televisivi, a spettacoli teatrali e cinematografici. Avevano uno scopo, egoistico, ma uno scopo.
Posso vantare persino un Premio Nobel che ha recitato il sommario di un mio libro (i cui capitoli erano intitolati con versi di canzoni), presentandolo come la poesia di un guerrigliero angolano; non era nemmeno colpa sua, ma dei suoi assistenti che gli avevano fornito materiale fotocopiato trascurando di indicare la fonte.
Queste azioni sono all’ordine del giorno. Le chiameremo sviste, peccati veniali di gioventù, plagio, appropriazione indebita di opera dell’ingegno altrui. Tu chiamale se vuoi clonazioni. Il clone trova sempre chi lo giustifica e lo ripaga: il professore, l’editore, la buona fede, la fretta. L’autore originale, gabbato, deve anche chiedere scusa di essere esistito prima. Se ricorre a un avvocato, alla mortificazione deve aggiungere gli sprechi di tempo e di euro. Il clone, imperterrito, avanza.
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CLONI INCENSATI
UNA LETTRICE DI BOLOGNA DENUNCIA UN CLONE DI SIRENE
A “Tuttolibri”,
Il libro Acquario di Alfredo Cattabiani della Mondadori, recensito puntualmente da voi, mi ha delusa e amareggiata. Come persona che vive tra enciclopedie, traduzioni, dizionari, lavori di editing, e più genericamente come donna attenta agli scritti delle donne. L’impianto erudito ed enciclopedico, le foto, la bibliografia, mi hanno dato subito l’impressione di déjà vu. Sono andata a cercare nei miei scaffali e ho trovato un libro molto curioso di Meri Lao Le Sirene (da Omero ai pompieri) pubblicato nel 1985 da Antonio Rotundo. Un signor libro di 400 pp., con 300 foto b/n fuori testo, dedicato “a Federico Fellini, mostro che mostra e mostrifica, sirena egli stesso”. Una pietra miliare nella saggistica femminile pre-gender, opera di un’autrice che ha studiato le Sirene a 360º.
Il primo nome che appare quando si cerca la parola “sirene” su Internet, è quello di Meri Lao. Nome che Cattabiani ha bellamente ignorato. Peccato che molte delle pagine del libro di Cattabiani relative alle Sirene siano identiche a quelle del testo della Lao; e lo stesso dicasi delle foto, alcune riprodotte con lo stesso formato.
Suggerisco al lettore – che spero sinceramente di incuriosire – di leggersi le pagine 54-121-123-306 della Lao, e poi quelle 113-442-107-123-124 di Cattabiani. Certo Meri Lao, con lo humour e la dissacrante giocosità che le sono proprie, si permette audaci salti linguistici: chiama Lamantha la femmina di lamantino (dicendo però esattamente quale è la fonte della foto) e “sirenotto” (indovinatissimo neologismo) il bebé di sirena. Questo, credo, in polemica contro chi sostiene la funzione materna delle sirene per neutralizzarne la specificità (leggi: canto sublime che l’uomo ha paura di ascoltare perché lo distoglierebbe dalle rotte consuete). Nel libro di Mondadori il termine “sirenotto” viene pedissequamente trascritto per giustificare l’assimilazione delle Sirene alla Madonna col bambino, anche quelle dalla doppia coda e il sesso ostensibile. Meri Lao, come contrasto con la sirena della cattedrale di Modena, mette la foto dell’indecente Potta visibilmente dotata di “triplice insegna della maschia possa”. Nel libro di Cattabiani c’è solo la Potta con la didascalia “Sirena”.
Le idee, gli stili sono certo diversi. Ma diciamo che è quantomeno sleale fare una sorta di copia e incolla senza citare l’originale. Senza nemmeno menzionare l’indubbio debito verso una studiosa, una leale donna di cultura.
Ora, voglio chiedere a TuttoLibri come è possibile che sia successo questo? Cosa si suol fare, in questi casi, per restituire il maltolto?
Ringraziandola per l’attenzione. Con grande stima,
Lucia Lamano
Bologna, 24 aprile 2003
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LETTERE DI MERI A MONDADORI, MAGGIO 2003
Arnoldo Mondadori Editore SpA
a proposito del libro “Acquario” di Alfredo Cattabiani
Il compianto Alfredo Cattabiani, nel libro “Volario”, aveva abbondantemente e rispettosamente citato il mio libro “Le Sirene, da Omero ai pompieri”. Invece, in questo suo ultimo, che riprende 11 mie foto (stesso formato, didascalie erronee), tutta la bibliografia (400 titoli) e vari passaggi del testo, appaio menzionata in una piccolissima nota. Data la correttezza di Cattabiani, penso che il libro gli sia sfuggito di mano durante l’editing. In base a quanto dichiarato in 2ª “L’Editore ha ricercato con ogni mezzo i titolari dei diritti fotografici senza riuscire a reperirli: è ovviamente a piena disposizione per l’assolvimento di quanto occorra nei loro confronti,” ho mandato una lettera a Mondadori per essere risarcita.
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Studiosi come Aldo Carotenuto, George Steiner e James Hillman mi citano nelle loro lezioni magistrali e, nelle loro pubblicazioni, Eva Cantarella (“Itaca” ed. Feltrinelli) e Adriana Cavarero (“A più voci” ed. Feltrinelli), per limitarmi agli esempi più recenti. Lo stesso potrei dire rispetto agli autori inclusi nel libro “Acquario” di da Voi edito: Marcel Détienne ha seguito il mio primo libro quando era ancora manoscritto e voleva convincermi a rinunciare al sottotitolo, con Massimo Izzi ho un nutrito scambio di icone di animali fantastici, Nico Orengo mi ha fatto recensioni superlative su La Stampa, Corrado Bologna mi ha comunicato le sue ricerche medievalistiche, e rientrerebbe persino Borges, i cui amichevoli commenti sempre ricordiamo con Maria Kodama. Per dirvi di quante (e quali) persone possano avermi segnalato il libro in oggetto, stupiti di ritrovare una parte cospicua del mio materiale senza che figuri il mio nome nel testo, nella bibliografia, nell’indice.
A ben guardare, alla fine della pagina 444, c’è una brevissima impercettibile nota (54) che mi nomina, ma riesce difficile estrapolarla da un lavoro inedito (Renato Giovannoli) che appare citato di continuo, sia lungo il testo, sia nelle note. Non ne capisco il criterio. So solo che è professionalmente scorretto e che mi danneggia.
(…)
La parte relativa alle foto è ancora più incresciosa.
Foto mia 17 – Eracle strappa un corno ad Acheloo, vaso beozio, Louvre. Foto Chuzeville (da me pagata con regolare ricevuta)
“Acquario” riprende un particolare della Foto mia 17 e vi appone per errore la didascalia della Foto mia 16 “Eracle e Acheloo, particolare di un vaso attico, 520 ca. a.C. British Museum, Londra”
Foto mia 44 – “Acquario” l’ha ripresa togliendo la scala in centimetri e pollici. La didascalia corrisponde, manca solo specificare che la lampada è romana, particolare importante per uno studioso.
Me l’ha mandata il Museo di Canterbury per posta, gliela avevo ordinata e pagata con regolare ricevuta; se ho scritto “cortesia”, è stato per non urtare la suscettibilità di un altro Museo.
Foto mia 49 – “Acquario” l’ha ripresa, sbagliando la data, e attribuendo la xilografia a Charbonneau-Lassay come quella di sotto. La mia didascalia invece dichiarava: “Sirene strangolatrici di pesci, dal capitello della chiesa di St.-Germain-des-Près, XI secolo, restaurato nel XIX, Parigi, tratta da Kastner”. Infatti è una rielaborazione ottocentesca, non medioevale.
Foto mia 51 – Cattedrale di Modena, “La Potta”, opera del Maestro delle metope, XII secolo. Foto A.Sita (da me pagata con regolare ricevuta)
“Acquario” riprende la Foto mia 51 e vi appone per errore la didascalia “La Potta, sirena bicaudata, cattedrale di Modena, XII secolo”, corrispondente alla Foto mia 50.
Chiunque può vedere che non si tratta di una sirena, ma di un ermafrodito con tre testicoli. A me interessava l’accostamento stridente di questa figura con la delicata Sirena. Ma avendo omesso la Foto mia 50, né l’immagine né la didascalia hanno senso.
Foto mia 52 – “Acquario” l’ha ripresa cambiando la terminologia tecnica (pavimento a mosaico è improprio: trattasi di un mosaico pavimentale), omettendo il nome del maestro (il prete Pantaleone), nonché il nome del fotografo (Raffaele Perelli), che è andato a Otranto apposta per me, che ha operato alcuni ritocchi alla foto, lavoro per il quale l’ho pagato con regolare ricevuta.
Foto mia 89 – È l’appropriazione più lampante di “Acquario” e quella che più mi mortifica. Potrei scrivere un libro intero su queste Sirene gotiche, che “Acquario” definisce sbrigativamente “sirene con strumenti musicali”: le ho conosciute tramite i disegni di Kastner, ne ho parlato nel mio libro “Musique Sorcière” come suonatrici di cornamusa, corno, tromba marina e viola da braccio; grazie a una mia parente Conservateur del Louvre, ho potuto seguire i lavori di restauro del vescovato di Beauvais che le riportava alla luce, le ho ridisegnate di mio pugno cambiandone l’ordine, le ho scelte come logo per le mie lettere e i miei dischi.
Foto mia 92 – “Acquario” l’ha ripresa, e in questo caso ha fatto bene a omettere la fonte, perché nel mio libro c’è un refuso: dice Amman anziché Anna Amodeo. Ma nella p 442, in una nota, “Acquario” incorre in un altro errore: “Anna Modeo”. Ho l’autorizzazione di trarre l’immagine dal libro di grafica della Amodeo apparso 4 anni prima del mio.
Foto mia 129 – Con tutte le immagini della Sirena di Copenaghen che esistono, “Acquario” è andato a riprendere giusto la foto che ebbi in dono, con tanto di timbro, dall’Ambasciata Danese di Roma, per la traduzione di un’opera teatrale che ho incluso nel mio libro.
Foto mia 218 – “Acquario” questa volta dichiara che il copyright è del National Geographic. Io posso esibire una regolare autorizzazione.
Oserei suggerirvi di fare come me, che, avendo dimenticato di includere un’opera cinematografica importante nella filmografia del mio libro “T come Tango” Edizione Melusina, stampai un adesivo colorato e lo attaccai (a mano) su tutte le copie rimanenti: “Per un inspiegabile disguido, è stato omesso etc. etc.” Sono certa però che provvederete alle dovute correzioni in una prossima edizione, che mi auguro esca al più presto.
Comunque, per tutto quanto vi ho esposto, le parti di testo, e le foto, e le omissioni, intendo essere risarcita.
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RISPOSTA DI MONDADORI, NOVEMBRE 2003
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Le illustrazioni sono proprietà di musei, chiese e cattedrali, ecc.
Il fatto che le medesime illustrazioni siano comparse in un tuo libro non significa in alcun modo che ti si debbano riconoscere dei diritti.
Mi dispiace, ma le leggi sul copyright sono queste. Vorrei aggiungere che Alfredo Cattabiani era uno studioso serio, oltre che un amico, e mi dà una certa malinconia vederlo coinvolto in una polemica postuma e senza costrutto. (A.C.)
Commento
Può succedere, anche agli editori più affermati, di prendere un abbaglio. Il caso più chiacchierato del 2004 è stato il romanzo-verità di Norma Khouri, best-seller in Australia e subito tradotto in una decina di lingue, che si è rivelato un ammasso di falsità. “L’amore ucciso”, tale è il suo titolo, denunciato per truffa, è stato ritirato dalla circolazione in tutto il mondo. L’editore italiano era Mondadori.
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